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Critica di Michele Govoni
La
delicatezza dell’animo ed il gusto della Storia, nelle terrecotte di
Alberta Grilanda
Tra i materiali che la natura
ci offre, forse solo la creta è rimasta a garantire quel legame con l’arte che,
in passato, era proprio di tanti altri prodotti.
Le terre, quel loro contenere in sé un così profondo legame con il tempo e con
lo spazio, sono forse tra i materiali più affascinanti da lavorare e tra i più
straordinari da osservare, grazie alle infinite porosità della materia ed a quel
conservare all’infinito nel tempo ogni gesto che l’artista ha compiuto per
lavorarli.
E’ il caso dell’arte di Alberta Grilanda, la cui passione per il “racconto per
immagini” attraversa le arti figurative, partendo dalla pittura per arrivare
alla scultura ed al basso ed altorilievo.
Una passione straordinaria, quella dell’artista ferrarese, che produce ed ha
prodotto pezzi di una grazia straordinaria e che rivelano una sensibilità
eccezionale, tanto da garantirle uno spazio fisso all’interno delle sale del
Castello di Mesola.
Proprio qui, in uno dei teatri rinascimentali del periodo estense, risiede uno
dei cicli ad altorilievo più interessanti della nostra provincia.
La storia estense rivive infatti nei gesti di Alberta, i paesaggi di un passato
bloccato nella creta, i tratti caratteristici dei luoghi che hanno costituito la
storia della nostra città, la ricostruzione dei volti (in parte ispirati agli
affreschi coevi di Schifanoia), sono tutti elementi che, passando attraverso le
dita dell’artista, vengono plasmati dalla mente e dal cuore per divenire
preziose tessere di un linguaggio universale e ricostruzione del nostro passato.
Ciò che affascina dell’arte della Grilanda non è il semplice e puro spirito
rappresentativo, ma piuttosto la personale ed originalissima modalità creativa
che la porta a dare vita ad opere in cui i tratti fisici dell’essere umano sono
sottolineati, marcandone in profondità i sentimenti più profondi.
Allo stesso tempo l’ambiente è riprodotto con dovizia di particolari, con uno
spirito mimetico che, però, non è mai pedissequa imitazione, ma, al contrario, è
osservazione personalissima ed unica.
Non è semplice accostarsi alle opere di Alberta Grilanda con distacco, tanto è
il coinvolgimento che esse ispirano, permeate, come sono, di richiami storici,
misteriosi, ma altrettanto solidi e definiti.
I dodici altorilievi in terracotta rappresentanti la Delizia di Belriguardo, il
Palazzo Ducale, il Castello di Mesola, la Delizia di Fossadalbero, il Castello
Estense, Palazzo Schifanoia, la Delizia del Verginese, la Delizia di
Benvignante, la Rocca di Cento, la Torre di Copparo, la Rocca Possente di
Stellata e la Delizia di Medelana, rappresentano non solo quella realtà ducale
che, attraverso i secoli, è giunta fino a noi, ma soprattutto si assumono
l’onere di ripercorrere le tappe di una presenza stabile e profonda nel nostro
territorio.
Nonostante la “devoluzione” del 1598, i Cardinali Legati, l’Unità d’Italia e le
drammatiche vicende del “Secolo Breve”, Ferrara ed il suo territorio sembrano
vivere in un tempo sospeso nelle formelle di Alberta Grilanda. Una rievocazione,
quella dell’artista, che non tende mai a negare la storia successiva, ma che
sottolinea come quegli aspetti che, volenti o nolenti, appartengono al “dna”
cittadino, siano ancora profondamente radicati nell’architettura e nel disegno
della città e della sua provincia.
Un omaggio importante, quello che l’artista fa al suo e nostro territorio, che
pone mette in relazione la società del passato con quella del presente, così
profondamente diverse eppure sotto molti aspetti così simili.
Alberta Grilanda racconta così Ferrara e il suo territorio: analizzandone la
storia.
Con la delicatezza che è propria della sua arte e del suo carattere, l’artista
sfiora il tempo come le rose di un giardino sospeso, regalandoci un sogno che è
il nostro stesso passato.
Nella scultura come nella pittura le tematiche si accompagnano e si intersecano,
creando un progetto estetico e artistico che esplora i sentimenti umani e quelli
della natura, offrendo continue possibilità di scoperta dell’animo e della
profondità di un’arte unica ed irripetibile.
Michele Govoni
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