Critica di Athos Tromboni

Critica di Athos Tromboni


Le sculture di Alberta Grilanda vanno osservate girandovi attorno, perchè I' artista esprime più nel particolare che nell'assieme quei significati reconditi che solo I' indagine minuta è in grado di rivelare al visitatore. Un'occhiata affrettata ai volti, ai busti, ai bassorilievi, ai florilegi d'architetture che la scultrice plasma nella terracotta fanno perdere molto. L'osservazione minuta e sistematica - scultura dopo scultura - pone invece il visitatore nella condizione di un giudizio globale ricco di riferimenti simbolici, stimolante sotto il profilo intellettivo, ma anche preciso e sintetico come una didascalia.
La Grilanda colloca i significati dei suoi messaggi poetici fra i capelli delle figure, nella contorsione delle dita delle mani, nelle espressioni angelicate di un volto maschile e di un volto femminile che si illuminano alla tenerezza di un bacio. E quasi sempre la materia viene trasformata e si evolve per definire un assoluto a cui I' artista fa riferimento: l'uomo e la donna. Per 1'artista sono esseri complementari, non possono esistere separati. Solo la loro unione da significato alla vita, sia essa nel dolore come nella consolazione, sia essa nel tormento delle passioni come nella spensieratezza del gioco d'amore. La donna, in specialmodo, viene raccontata nella sua essenza squisita mente autoctona, su una linea di discrimine fra vanità e riservatezza, come nell'indole delle ferraresi prese a riferimento dalla scultrice per i suoi soggetti.
Per capire quello che qui esprimiamo, si osservi L'Aminta, una scultura della collezione presentata in questa mostra: il legame che unisce I' eroina del Tasso con I' uomo amato viene rafforzato dalla linea di sovrapposizione dei volti, quasi fusi I' uno nell'altro: e il segno di una compenetrazione che richiama certamente un moto dell'anima, ma esplicita anche i desideri della carne.
Si guardi I' intreccio dei capelli di Ugo e Parisina, eroi dell'amore disperato alla corte di quel Nicolò I d'Este che fu marito di Parisina e padre di Ugo e loro carnefice; fra i capelli di lei spunta quasi per miracolo metafisico il Castello Estense; in quelli di lui - per lo stesso miracolo - il Palazzo dei Diamanti: e il segno di un descrittivismo che affonda le radici nel mito amo- roso ma alza le proprie fronde a descrivere la storia nella sua oggettività fisica e reale.
Si consideri infine una scultura come Psiche nata dal ricordo di un incidente doloroso occorso ai figli di una famiglia amica: se la faccia abulica e inespressiva della dea plasmata nella terracotta evoca il vuoto della volontà e I' inebetimento dell'espressione, quelle dita rattrappite fra i capelli sono invece il segno di una disperazione che fa pulsare di vita e di grida I' intera figura.
Abbiamo citato alcuni esempi come segni emblematici di un linguaggio disseminato nelI' intera mostra "Ferrara la bella", qui esposta al giudizio del pubblico. Ma aggiungiamo che pur dentro i confini di un soggetto a tema (la Grilanda ha dedicato questa sua personale a Ferrara, una città nella quale si identifica senza riserve), I' artista ha saputo collocare i segni altri, quelli della creatività dell'essere e delI' aspirazione a significare.
Infine un richiamo stilistico: "Molti si sono scandalizzati nel vedere la sobrietà di sbalzi e d'incavi con la quale il Rosso ha plasmato I' occhio, lo zigomo e la bocca della cantatrice" scriveva Ardengo Soffici commentando la Ivette Guilbert di Medardo Rosso, conservata alla Galleria Internazionale d'Arte Moderna di Venezia. Ebbene quella sobrietà di sbalzi e d'incavi noi I' abbiamo rincontrata nelle sculture di Alberta Grilanda. La stessa inquietudine. La stessa voglia di esprimere. Ma frutto di una diversa modernità, più fresca e fantasiosa.
Resta da dire qualcosa per gli acquerelli di questa mostra: se le sculture della Grilanda esprimono complessità, gli acquerelli stanno dall'altra parte del polo. Vi e nell'uso delle cromie (verde, azzurro, giallo e rosso i colori base) e nei soggetti (la campagna ferrarese e le nature morte inserite dentro scorci di una città metafisica) una pacatezza emotiva che richiama il tranquillo degradare della pianura al mare e I' atmosfera serena della città del silenzio come la canto D'Annunzio. Quasi che la terracotta fosse per la Grilanda il materiale al quale trasferire I' emozione più inquieta ed il colore diventasse invece il mezzo fatto luogo della serenità e deI riposo contemplativo.

Athos Tromboni

Ferrara, 20 aprile 1997

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