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Critica di Gabriele Turola
I Ciclopi che lavorano nella fucina di Vulcano raffigurati nel Mese di Settembre a Schifanoia potrebbero essere assunti come simbolo della mostra di Alberta Grilanda allestita fino al 3 maggio 97 presso la Galleria Zanolini, a Ferrara, comprendente terrecotte policrome e acquerelli.
La giovane scultrice e pittrice, alla maniera di Cassio Silvestrini fabbro e scultore di Pontelagoscuro scomparso nel 1978, intende l'arte come un'espressione legata al mito del Demiurrgo, vagheggiato da Platone, cioè come rapporto fra le idee e il mondo reale. Infatti la Grilanda attinge alla fonte inesauribile della sua mente e da essa ricava quelle associazioni di
idee, quei ricordi intrecciati alla coscienza storica che una volta confrontati con la realtà (in particolare col tessuto urbano, architettonico e artistico della città estense) danno luogo a un felice connubio.
La mostra intitolata "Ferrara la Bella" ci propone scorci ed elementi architettonici della metafisica città estense che la Grilanda accosta fra loro ottenendo assemblaggi inediti e fantastici. Proprio come De Chirico nei suoi "Archeologi" e "Mancini araldici" raffigura personaggi compositi i cui corpi sono formati di colonne, capitelli, archi, così la scultrice ferrarese fa emergere dai capelli di Ugo i bugnati del Palazzo dei Diamanti e da quelli di Parisina una torre, diventando così i due sfortunati amanti una sorta di personificazione di Ferrara.
Altre terracotte presenti in mostra sono il pastorale del Tasso; un Fabbro inteso come omaggio alla figura del padre della Grilanda che svolgeva questa attività artigianale; la Musa che emerge dalle onde; Psiche che con le mani scuote i suoi capelli formati di schegge di ferro che simboleggiano il meccanismo delicato della mente la cui scintilla si può sempre spegnere. Quest'ultima opera è stata donata dall'artista al Centro di riabilitazione
S.Giorgio.
Gabriele Turola
"il Resto del Carlino" sabato 26 aprile 1997
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